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Alberto Castaldini, „Cooperatores iniquitatis. Volontà di dominio e negazione dell’altruità”, Cluj-Napoca, Editura Presa Universitară Clujeană, 2019, 115 p.

Contenuti del libro: Significato dell’altruità – Negazione della creazione e logica dell’iniquità – Strategie degli iniqui e non-possibilità del bene – Cooperatori dell’iniquità e loro agenti – Il male nemico della generatività – Unione con Dio e relazione con l’altro – L’omicidio spirituale – Rinnegamento della speranza e anticipazione della morte – La potenza dell’empatia – Radicamento e reattività del male – Impedire il kairós dell’altro uomo – Aprire alla possibilità della vita – Resa e capitolazione interiore – Destino dell’empio.

Le condizionanti contingenze in cui dalla fine del 2019 è piombata l’intera umanità sembrano fare da cornice alle intense riflessioni del testo di Castaldini sulla pestilenza dell’iniquità e dei suoi cooperatori: untori, più o meno consapevoli, del virus dell’effimero. La distruttività, l’odio e la violenza del potere, che appaiono come sottotitoli virtuali del libro, richiamano alle tante forme possibili con cui il male può presentarsi.

Il testo, che si situa tra la zona letteraria e quella teologica, rappresenta una straordinaria sperimentazione sia per l’accuratezza del viaggio nella psiche, che per la ricchezza estetica e simbolica del linguaggio utilizzato.

Cooperatores iniquitatis è un libro che non è un libro: è uno scrigno di preziosi spunti di riflessione nel momento in cui diventa la sorgente di un’etica che rimette in mano all’uomo i fili del suo destino. Da questo punto di vista stimola il lettore a non temere l’incontro con la sua parte d’Ombra. Il testo sembra desunto dal diario di un percorso spirituale, di una coscienza che si è avvicinata all’incommensurabilitã vertiginosa del mondo ridotto alla misura unicamente umana. Per questo è, a suo modo, un’opera poetica legata allo spirito del profondo che sollecita nel lettore il dialogo con la propria interiorità.

Il testo di Alberto Castaldini, docente di filosofia e studi ebraici nella Facoltà di Teologia Greco-Cattolica dell’Università Babeş-Bolyai di Cluj-Napoca, e professore invitato al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, è un severo percorso di introspezione che richiede la capacità di cercare dentro se stessi il corrispettivo di ogni parola nel proprio registro emozionale. La densità del testo invita alla pratica del discernimento, necessaria per soppesare il senso di ogni singola frase. Attraversare ogni pagina significa ingaggiare un vero corpo a corpo con i concetti espressi.

Ogni parola va ponderata, vissuta. Inglobata. Il linguaggio che parte dal profondo, immediato, diretto, sembra obbedire al desiderio dell’autore di partecipare al lettore le tappe del suo incontro con la parte più complessa di se stesso.

È un testo che affronta con coraggio la necessaria distruzione di ogni mitologia consolatoria quindi non ammette distrazioni e va ‘tradotto’ nella lingua del lettore, nel senso che il lavoro di traduzione semantica è implicito in ogni forma di comunicazione. È quel tipo di ‘traduzione’ che parte dall’ascolto del testo come di una persona in analisi, dall’ascolto del suo ritmo, della sua problematica, ma è anche un cercarne la realtà misteriosa e non descrivibile se non in modo indiretto, allusivo e insoddisfacente.

Cooperatores iniquitatis rappresenta un prezioso strumento di apprendimento relazionale in grado di far transitare significati culturali e antropologici. La sua lettura richiede empatia ovvero lo sforzo di immedesimarsi nell’atto creativo che l’ha prodotto, e poi richiede l’obiettività e l’apertura necessarie per saper creare anche quella distanza dal testo stesso che ne fa meglio cogliere la prospettiva. Per assimilarne i concetti bisogna porsi al di fuori del testo e, al tempo stesso, al di fuori dei propri vissuti, per non correre il rischio di proiettarli e quindi interpretare arbitrariamente quello che è il pensiero dell’autore. Pagina dopo pagina, il lettore viene allenato a fare attenzione anche ai propri angoli bui, ai propri punti ciechi, a non proiettare sul testo scritto quello che uno ha in testa o nell’anima. In altre parole, il lettore diviene man mano sempre più consapevole del magnetismo di induzione che la specificità dell’argomento può generare nel suo spettro emozionale. Dal punto di vista del lavoro psicoterapeutico, si potrebbe quindi affermare che il lettore di Cooperatores iniquitatis viene portato a confrontarsi con il fenomeno del controtransfert.

Nel completarne la lettura, si fa strada in me la certezza che la scrittura audace e densa di questo testo abbia rappresentato per l’autore uno strumento terapeutico. E tale può esserlo anche per i suoi lettori.

PATRICIA PAGOTO

Primo ricercatore IFOL – Ministero del Lavoro
e delle Politiche sociali (Roma)

patriciapagoto9 @ gmail.com

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